Friday, 17 January 2014

L’Europa rinuncia a regolamentare il fracking

La Commissione europea ha rinunciato a regolamentare l’esplorazione e lo sfruttamento dei giacimenti di gas di scisto in Europa, limitandosi a formulare delle “raccomandazioni” non vincolanti ai governi europei, scrive Le Monde. L’annuncio ufficiale sarà dato il 22 gennaio in occasione della presentazione del nuovo pacchetto energia e clima dell’Unione europea.

È una sconfitta per i movimenti ecologisti, ma anche per il commissario all’ambiente Janez Potocnik, che sperava di riuscire a limitare il temuto impatto ambientale delle operazioni di fracking, la fratturazione idraulica che permette di liberare il gas e il petrolio intrappolati nelle rocce scistose. Secondo alcuni, tra cui gli autori del documentario Gasland, il processo contamina le falde acquifere e rischia di provocare terremoti.

In alcune zone degli Stati Uniti, dove è in corso un vero e proprio boom del gas di scisto che secondo l’Aiea potrebbe contribuire a rendere il paese energicamente indipendente, l’acqua del rubinetto ha una concentrazione di gas talmente alta da essere infiammabile.

In Europa alcuni paesi, tra cui la Francia, hanno bloccato le esplorazioni, mentre altri, guidati dal Regno Unito e dalla Polonia (che è stato il primo paese europeo ad avviare l’esplorazione e con 22mila miliardi di metri cubi ha le maggiori riserve stimate di gas di scisto dell’Ue), sperano di ripetere il successo degli Stati Uniti anche per rendersi indipendenti dalle importazioni dalla Russia. Le implicazioni economiche e geopolitiche del dibattito hanno portato detrattori e sostenitori dello sfruttamento del gas di scisto (che hanno prodotto il documentario FrackNation per ribattere alle tesi di Gasland) a scambiarsi accuse di essere finanziati dall’esterno, scrive Polityka: i primi dagli Stati Uniti, che cercano nuovi mercati per le loro compagnie, gli altri dalla Russia, che teme di perdere il ricco mercato europeo.

Se la Commissione avesse scelto di legiferare sull’argomento, avvertiva nel novembre del 2013 il rappresentante britannico all’Ue, il Regno Unito avrebbe rischiato di trovarsi in minoranza nel Parlamento europeo e di non disporre del sostegno necessario a bloccare un’eventuale moratoria europea. Per questo Londra ha intensificato le sue attività di lobbying e, per il momento, ha ottenuto quello che voleva.

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